20eventi

Arte contemporanea in Sabina

Nicolas Lalau_Une nouvelle peinture luminescente

Cronistoria di un’operazione fotografica

Riassumere sei giorni passati in Sabina non è un’impresa facile. Dovrei raccontare non solo questa esperienza da un punto di vista tecnico-critico ma dovrei necessariamente soffermarmi sulla sua importanza da un punto di vista umano; dovrei raccontarvi delle energie ininterrottamente profuse alla ricerca di luoghi in lungo e in largo per il territorio sabino e, in seguito, ricaricate dall’entusiasmo e dalla disponibilità dei ragazzi dell’Associazione Officina Creativa di Toffia, in primis Giordano, Claudia e Alessandro, che hanno gentilmente offerto a me e Nicolas due letti e due piatti caldi e, non per ultimo, un aiuto su cui contare davvero.

La mia esperienza con Nicolas Lalau è iniziata con una mail in cui gli chiedevo di scrivermi un po’ del suo lavoro, e con una risposta lunga e puntuale sulla sua passione per la fotografia e una breve spiegazione del suo metodo di lavoro. Il nostro primo incontro ‘reale’ si è svolto attraverso un’osservazione e uno studio, da parte mia, di lui come fotografo, da parte sua, del territorio e dello spazio intorno a lui. In Nicolas ho riconosciuto immediatamente una delle caratteristiche fondamentali del fotografo: l’inquietudine dello sguardo, quella peculiarità propria di chi guarda il mondo come se fosse un eterno assetato, assetato di oggetti, di luoghi, anche i più banali, quei luoghi o quelle porzioni di spazio reale che la gente normalmente non nota o preferisce non considerare. In lui ho individuato la caratteristica del flaneur che, vagando per le strade e per il mondo e guidato dal suo istinto, o meglio dal suo inconscio, osserva valorizzando e dando un nuovo senso agli oggetti trovati lungo il suo percorso. Una frase che può riassumere un lato del lavoro di Nicolas è scritta da Baudelaire e descrive proprio la figura del flaneur: “Tutto ciò che la grande città ha gettato via, tutto ciò che ha perso, tutto ciò che ha disprezzato, tutto ciò che ha schiacciato sotto i suoi piedi, egli lo cataloga e lo raccoglie… Egli classifica le cose e le sceglie con accortezza; egli accumula, come un avaro che custodisce un tesoro, i rifiuti che assumeranno la forma di oggetti utili o gratificanti tra le fauci della dea dell’industria”[1].

Il suo metodo di ricerca parte proprio da questa osservazione ripetuta e attenta, un lavoro che non inizia e non si conclude con il semplice atto dello scatto fotografico. Testimonianza di ciò sono le escursioni fatte di giorno nei paesini come Toffia o Fara Sabina, nelle campagne e sulle colline dei dintorni alla ricerca di luoghi, come dice lo stesso Nicolas un peu extra-ordinaires, surnaturels, individuando ruderi, antiche tombe di epoca romana, aree abbandonate o lasciate all’incuria. La seconda fase del suo lavoro si potrebbe riassumere nella parola ‘appropriazione’: dopo il vagabondaggio e la scelta dell’oggetto fotografato avviene il momento della ripresa fotografica in cui Nicolas ritorna in possesso del controllo sul mondo esterno, materializzato nella scelta dell’inquadratura e nello scatto fotografico. Questa porzione di spazio selezionata e prelevata crea un’immagine fuori dal flusso del tempo e dello spazio, rivelando a noi spettatori un lato inedito e oscuro dei luoghi.

Il carattere soprannaturale e misterioso delle immagini di Nicolas è dato in modo particolare da un tipo di tecnica che permette di realizzare fotografie notturne di soggetti illuminati con luce artificiale. Grazie all’utilizzo di un flash nikon che sua papà, da bravo fotoamatore, aveva in dotazione, di due torce ed una lunga esposizione di diversi minuti, Nicolas mette in luce (è proprio il caso di dirlo!) particolari inediti di una realtà come non l’avevamo mai vista. I suoi paesaggi, sia naturali che antropomorfizzati, portano lo spettatore a identificare un luogo come parte del mondo reale, ma, ed è qui la cosa interessante, lo portano ad una seconda lettura più attenta e riflessiva. Il percorso visivo si trasforma in percorso mentale, da esterno diventa interno, intimo. La nostra immaginazione parte per mondi lontani che fanno parte della nostra memoria e della nostra storia; i suoi soggetti si trasformano in astronavi che percorrono le galassie, ed i paesaggi in scene di un mondo percorso dall’ultimo uomo superstite. È come se le immagini di Nicolas ci volessero dire: aspetta, soffermati e guarda con attenzione. Ti ricordo qualcosa? Sono qui per ricordarti ciò che il tuo sguardo ha scelto di omettere dal mondo; riporto a nuova vita, e a nuova attenzione il mondo intorno a te divenuto, prima di questo momento, così familiare e così lontano.

La Maimya sul treppiede

La Maimya sul treppiede

Come mi aveva preventivamente accennato lo stesso Nicolas, egli non ha preferenze per l’analogico o il digitale. La lunga diatriba fatta scaturire da storici e critici non lo tocca minimamente. Entrambe le tecniche di ripresa sono un mezzo per arrivare a compiere l’idea. In effetti, in sabina Nicolas ha utilizzato entrambe riprendendo prima in digitale e, dopo aver impostato l’apertura di diaframma e memorizzato il percorso luminoso con cui ‘dipingere’ la scena, ha fatto in seguito uso dell’analogica, una Mamiya. Un solo scatto per ogni soggetto o luogo fotografato quasi a creare un’equazione che sarebbe cara a Wim Wenders[2]: un luogo – uno scatto – una tacca sul proprio cavalletto, paragonando l’atto fotografico all’atto predatorio di un cacciatore. Anche Susan Sontag parla di questo atto, riferendosi proprio alla fase di ‘appropriazione’, spiegando che l’atto fotografico ha in sé la facoltà di far proprio il soggetto fotografato restituendolo al mondo come oggetto mentale: “Fotografare significa appropriarsi della cosa che si fotografa e la macchina fotografica è uno strumento per filtrare il mondo e trasformarlo in oggetto mentale.”[3], e direi che è proprio il caso delle fotografie di Nicolas.

Nicolas vittorioso dopo la conclusione di uno scatto

Nicolas vittorioso dopo la conclusione di uno scatto

Ho accennato alla memorizzazione del percorso luminoso che Nicolas effettua con il flash e le torce figurandolo come un dipingere con la luce. Ebbene, per chi, come me, ha avuto l’opportunità di vederlo in azione diventa spettatore di un vero è proprio happening fotografico in cui, nel completo buio, Nicolas si sposta freneticamente da un punto all’altro della scena fotografata e, con in mano i suoi pennelli di luce, disegna percorsi visivi altamente suggestivi. Possiamo dunque intuire quali possano essere i suoi principali riferimenti, individuabili nella tecnica del Light Writing o meglio conosciuta come Light Painting. Sebbene questa tecnica fosse stata impiegata già molto tempo addietro da Pablo Picasso (famosa è la fotografia di Gjon Mili che ritrae il grande artista spagnolo intento a comporre un disegno con una torcia), solo negli ultimi anni dell’era digitale si è affermata a livello internazionale come nuova forma di sperimentazione. Basta navigare su internet per scoprire amanti del light painting tra semplici appassionati di fotografia e professionisti nel settore dell’immagine. In Nicolas questa passione per la luce, la sua forma ed il suo concetto, si sposa perfettamente con le idee che sono alla base del background in cui è cresciuto, mi riferisco alla cultura dei writer metropolitani, manifestazione sociale, culturale e artistica diffusa nel mondo e basata sull’espressione della propria creatività attraverso interventi sul tessuto urbano metropolitano. Non è forse molto simile il gesto del graffitaro, che dipinge con le sue bombolette muri e treni della città, con l’atto del dipingere con le torce residui della presenza umana nel mondo come fa Nicolas? Noto molte assonanze tra le due gestualità e ciò può portare a riflettere sulle eventuali rispondenze a livello linguistico.

Gjon Mili: Picasso ritratto in uno dei suoi light painting

Gjon Mili: Picasso ritratto in uno dei suoi light painting

Purtroppo ancora non ho avuto, come tutti voi, l’occasione di avere davanti gli occhi il risultato di quei giorni. Aspetterò l’inaugurazione di 20Eventi del 23 maggio per perdermi nelle fotografie esposte a Toffia. Pregusto con anticipo l’effetto, familiare e straniante, dei ritratti dei luoghi sabini sulla popolazione toffese e non!

Se qualcuno mi chiedesse quale ricordo di quei giorni ha maggiormente impresso la mia memoria, risponderei sicuramente raccontando l’ultima sera trascorsa insieme a Nicolas e Giordano, nella vecchia cappella, oggi teatro, della sede di Officina Creativa a Toffia. Pioveva a dirotto e andare fuori a fotografare risultava impossibile. Nel rullino da 120 mm della Mamiya era rimasto l’ultimo scatto, l’ultima posa che, realizzata, avrebbe permesso a Nicolas di riavvolgere il rullo senza sprechi e custodirlo come una moderna reliquia fino al suo ritorno a Liegi. Così Nicolas, da bravo creativo, ha avuto la brillante idea di suggellare i giorni passati in Sabina, l’amicizia con i ragazzi dell’associazione e la stessa sede dell’associazione, luogo virtuoso di scambio e di incontro, fotografando la cappella-teatro. Come da manuale, prima di realizzare lo scatto definitivo, ha deciso di fare delle prove con la digitale. A questo punto c’è il colpo di scena. A luci spente e con la musica del suo disco esterno in sottofondo, ha dato in mano, prima alla sottoscritta e poi a Giordano le torce per sperimentare con il light painting. Nel completo buio della piccola platea e tra un bicchiere di vino e l’altro io, Nicolas e Giordano abbiamo creato nell’ordine fiori, tornado, uomini, donne e bambini, vortici e pesci, cani e barche divertendoci come matti. Passate le due di notte, e per concludere alla grande la serata, Nicolas ha recuperato tutta la sua strumentazione realizzando l’immagine del teatro, l’immagine del suo ultimo scatto toffese.

Valentina Trisolino

> Articolo introduttivo su Nicolas Lalau


[1] Susan Sontag, Sulla fotografia, Einaudi, 1978. Orig. “On Photography”, Farrar, Straus and Giroux, New York, 1973.

[2] Wim Wenders, “Una volta”, Edizione Socrates, Roma 1993. Orig. Verlag der Autoren, Francoforte, 1993.

[3] Susan Sontag, op. cit.

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May 13, 2009 - Posted by | 20 eventi, Critica - Gli artisti e le loro opere | , , , , , ,

6 Comments »

  1. Grazie Valentina per il tuo contributo sia in fase di creazioe sia in fase critica.
    Quando ti avevo proposto questa attività presentando l’artista, mi ricordo che avevi accettato con una tae fermezza che non ho mai messo in dubbio che ne potesse scaturire una collaborazione così proficua.

    Questo articolo appassionato (ma non per uqesto poco rigoroso) non si limita ad una critica distanziata del lavoro di Nicolas, ma mette in risalto i più importanti riferimenti atistici e soprattutto evidenzia il meccanismo motivazionale soggiacente agli scatti di Lalau.

    Comment by Emanuele Sbardella | May 13, 2009 | Reply

  2. grazie a te emanuele. avevo tralasciato, da un pò di tempo a questa parte e per varie motivazioni la mia grande passione per la fotografia. permettermi di occuparmi del lavoro di Nicolas non ha solo confermato tale passione, ma ha riacceso in me il fuoco della creazione! più cerco di allontanarmi da lei e più la fotografia mi risucchia nel suo vortice ambiguo ed affascinate!

    V

    Comment by Valentina Trisolino | May 13, 2009 | Reply

  3. Brava. Bel commento di una fotografa ad un fotografo e ai suoi scatti e alle sue esperienze. Te la cavi bene sia con la fotocamera che con la penna, segno che non ci sono contraddizioni fra le due forme di espressione.
    A quando un tuo lavoro?

    Comment by Enrico | May 14, 2009 | Reply

  4. presto, prestissimo!

    un abbraccio forte

    V

    ps: un solo neo in quest’articolo-diario: il link del website di Nicolas. Eccolo:

    http://nicolaslalau.net/#album=15&photo=302

    Comment by Valentina Trisolino | May 14, 2009 | Reply

  5. vale, non ci capisco nulla di fotografia, come tu ben sai.
    però questo tuo pezzo è davvero bello, traspare la grande passione che hai per questa forma di arte. che dire…complimenti!maria

    Comment by maria | May 14, 2009 | Reply

  6. […] > Articolo di approfondimento critico sull’opera di Nicolas Lalau (V. Trisolino) […]

    Pingback by Nicolas Lalau_Nocturnal (in Sabina) « 20eventi | November 16, 2011 | Reply


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